
La collaborazione leva di vantaggio competitivo
Sono convinto che il benessere oggi sia il risultato degli sforzi comuni e non della somma degli sforzi dei singoli. Territorio e reti di imprese sono il modello a cui puntare. Quindi, il coinvolgimento nella vita dell’azienda di tutte le parti interessate è la piattaforma irrinunciabile per massimizzare la creazione del valore. Ascoltare attentamente i dipendenti, i fornitori, il territorio e tutti i soggetti che influenzano la capacità dell’azienda di raggiungere i suoi obiettivi, non è solo un modo di fare impresa ma un paradigma da interiorizzare, una rivoluzione che va ben oltre la “quota di mercato”.
“Dipende dall’idea di impresa. Se l’imprenditore o il manager pensa l’azienda come un sistema chiuso è fuori dal tempo e, in futuro, dal mercato. Se pensa che sia un sistema aperto, fatto di relazioni, l’azienda si umanizza e il potenziale che ha da esprimere ha il solo limite dell’ Immaginazione.

L’utopia dell’umanità in azienda
Si dice che la fabbrica più sociale sia quella che mette l’uomo al centro. Pur essendo un passaggio importante, un passaggio da mettere in evidenza, noi siamo convinti che si possa fare di più. Quando la fabbrica mette “le persone al centro”, al centro si trova un soggetto, un’entità, naturalmente umana, che pur tuttavia viene continuamente misurata, plasmata, misurata nuovamente con una logica che deriva dalla produttività dell’impianto. Insomma, l’uomo al centro dell’azienda non sfugge al giudizio delle sue prestazioni.
Oggi più che mai l’Umanità deve essere messa al centro dell’agire delle imprese. L’umanità é chiamata ad essere sia la chiave per interpretare la società e gli stakeholder sia la guida per un’azione che sia profittevole e virtuosa allo stesso tempo mettere l’umanità al centro significa mettere al centro l’approccio, il modo di essere, la cultura d’impresa il modo di gestire le relazioni.
La nostra fonte di ispirazione
“Erano i tempi di mio padre e di Domenico Burzio, un binomio per me inscindibile. Io allora ero molto giovane e non avevo capito di loro che una parte. Vi era una realtà nel loro esempio, nel loro modo di affrontare i problemi della fabbrica, che sfuggiva a un esame razionale, a un esame unitario, a un esame che volesse confrontare le cose col metro dei raffronti, che volesse paragonare le cose soltanto ai risultati.
Questo qualcosa, l’ho detto, era invisibile ed era la loro grandissima umanità, per cui nella loro superiorità, quando discutevano o esaminavano il regime di vita o il regime di fabbrica, ciascun lavoratore era pari a loro, era un uomo di fronte a un uomo”. (Adriano Olivetti, “Le fabbriche del Bene”.
Metti la persona al centro e vedrai un lavoratore. Metti l’umanità al centro e incontrerai un uomo




